Uno sguardo indietro di 2 milioni di anni circa ci rende consapevoli dell’inconfutabile vantaggio che l’umanità ha goduto da una evoluzione fisica e tecnologica. Le novità hanno sempre suscitato dubbi e paure all’essere umano, l’homo habilis avrà avuto delle remore relative alla pietra scheggiata, l’homo herectus avrà avuto paura a utilizzare il fuoco per scaldarsi o per difendersi dagli animali, oggi la tecnologia potrebbe essere demonizzata da chi teme di perdere la propria privacy, spesso si mette in evidenza che le nostre relazioni sociali non sono più quelle dei nostri nonni, e non mancano le critiche per gli svantaggi che la tecnologia reca all’ambiente, alla salute e persino all’economia, ma pensare di ritornare indietro di due milioni di anni fa sicuramente sarebbe un’idea stupida e addirittura esilarante.
Lo scrittore Mirko Micheletti, ospite in data 08/02/2025 della rubrica online “Un tuffo tra le pagine”, a cura dell’associazione culturale “Conduco un dialogo”, commentando la sua ultima pubblicazione, “Racconti di seconda mano”, edizioni La Gru, ha spiegato che, nonostante egli sia un tecnico informatico, non ha potuto ignorare il notevole contributo che la letteratura offre agli esseri umani, agevolando una vita vissuta all’insegna di valori come ad esempio la socialità, la tolleranza e l’empatia. “Racconti di seconda mano, -afferma Mirko Micheletti- è un libro che nasce dalla preoccupazione per la maniera in cui la tecnologia sta influenzando la nostra umanità. Già ai nostri giorni, -aggiunge- mi sembra che vivendo in due mondi paralleli, uno virtuale e uno biologico reale, ma che interagiscono fortemente fra di loro, stia avvenendo un graduale distaccamento dell’individuo dal mondo biologico reale e non mi riferisco solamente ai casi estremi e patologici degli Hikikomori, ma anche alla vita degli uomini comuni. Stiamo diventando meno empatici e più egoisti, -conclude- chiusi sostanzialmente nei nostri mondi che interagiscono sempre meno con il mondo biologico degli altri”.
Oggi si parla tanto di IA, intelligenza artificiale, questa forma di tecnologia, va oltre alla possibilità di svolgere dei complicati calcoli velocemente, ma offre all’uomo la possibilità di realizzare meglio e più in fretta alcuni progetti digitando alcuni tasti, quasi convivendo con una macchina. L’uso della calcolatrice per fare dei calcoli e l’affidamento esclusivo a tale strumento tecnologico compromette la capacità di calcolo del nostro cervello, l’IA, come la calcolatrice, potrebbe essere una trovata tecnologica molto utile ed agevolare la conduzione di vita dell’essere umano, ma se l’uomo si affidasse soltanto all’intelligenza artificiale, dimenticando la sua natura, si potrebbe correre il rischio di rendere vulnerabile gli esseri umani, alienandoli in modo inesorabile; tra i principali rischi, quindi, possiamo annoverare una dipendenza tecnologica causata dall’intelligenza naturale dell’essere umano che si affida a un’intelligenza artificiale che potrebbe rivelarsi un boomerang se usata in un modo scorretto. Non si vuole certo ritornare indietro di due milioni di anni, ma sicuramente l’uomo deve servirsi della sua intelligenza naturale senza farsi schiavizzare dalla tecnologia.
Alessandro Buscemi

L’autore, Mirko Micheletti (Genova 1969), Tecnico informatico, laureato in Scienze dell’Informazione. Ha ricevuto diversi riconoscimenti nell’ambito di concorsi letterari ed è autore della silloge Impronte di pesce (Libertà edizioni, 2011) e del romanzo La Barrantana (Elison paperback, 2021).
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