“Esistere è cambiare, cambiare è maturare, maturare è continuare a creare sé stessi senza fine”. Questa citazione di Henri Bergson, molto cara all’associazione EudAnima, espressione di quel movimento esistenziale a cui non possiamo sottrarci, trova particolare luce all’interno delle Comunità di Ricerca filosofica (CdRF), come quelle che dal 17 al 22 luglio 2025 si sono ritrovate nella Villa Altieri di Albano Laziale, vivace Comune dei Castelli Romani. Iniziativa promossa dal CRIF (Centro di Ricerca sull’Indagine Filosofica) in continuità con la mission di Mattew Lipman e Anna Sharp: diffondere la P4C (Philosophy for children), “metodologia pedagogica che utilizza la filosofia per sviluppare il pensiero critico e argomentativo nei bambini e nelle comunità”.
Circa 40 i presenti immersi nel verde di Villa Altieri in un vivace coro di voci e di cadenze, oltre che di età, a rappresentare quasi l’intero Stivale ma anche una piccola zona della Svizzera dove due italiani vivono e lavorano.

Non sono alieni, sono volti pensanti, con una storia personale fatta di una vita quotidiana accomunata a tante altre storie e vita, ma si ritrovano perché si sono lasciati “persuadere” dal maestro Socrate: “…questo è per l’uomo il bene maggiore, ragionare ogni giorno della virtù e degli altri argomenti sui quali m’avete udito disputare e far ricerche su me stesso e su gli altri, e che una vita che non faccia di cotali ricerche non è degna d’esser vissuta” (Platone, Apologia).

Ideatore e promotore di questo appuntamento formativo annuale, sotto l’egida di Lipman e Sharp, è il filosofo Antonio Cosentino che nel 1999 ha fondato e diretto la “Scuola estiva di Acuto” che negli anni è diventata per molti – tra educatori, studenti, docenti, counselor, orientatori, animatori di Comunità, ricercatori e appassionati di filosofia -, scuola di Pratica filosofica di comunità. “Una pratica riflessiva comunitaria in stile filosofico che – come si legge nel sito dedicato – col supporto di un setting adeguato e di una facilitazione competente, permette la co-costruzione di una Comunità di ricerca filosofica”.
Cosentino, sul modello della Scuola di Mendham, lasciato il costone dei monti Ernici, nella sua 26° edizione conferma l’acronimo del motto della Summer School “Animare Comunità Utopiche”, lì dove per utopico si intende una realtà possibile di blochiana memoria.

Mai come in questo momento storico è necessario recuperare il ruolo della filosofia e della sua “pratica riflessiva” che “rappresenta una modalità di approccio alle cose e una prospettiva eticamente connotata che orienta l’azione. Vuole essere – leggiamo – una proposta per riconoscere e apprezzare il valore della ragionevolezza e un invito a ricostruirne dal basso l’identità e il senso”. In questo processo entra in gioco il ruolo del “facilitatore della comunità di ricerca filosofica”, che con quell’arte maieutica socratica “aiutare a generare e a sviluppare la riflessività a partire dall’esperienza corrente”.
Tornando a Villa Altieri di questi giorni, a coordinare le Comunità di RF, il Presidente CRIF, Alessandro Volpone, il Responsabile della Formazione Fabio Mulas e il già citato Cosentino, Presidente altresì del Comitato scientifico CRIF.
Contenti sicuramente i tre pilastri del pensiero occidentale, a partire dal padre Socrate, poi Platone e Aristotele, gli stessi nomi dati alle tre Comunità di RF che si sono ritrovate a riflettere – dividendosi tra gli spazi verdi di Villa Altieri -, ragionare e filosofare nello stile di quell’arte maieutica, dialogo e ricerca in una relazione di ascolto dove “la vita del dialogo filosofico sta nel riconoscere che una verità può essere migliore di altre e dal confronto dialettico di diversi punti di vista possono scaturire novità” (dalla prefazione di Cosentino nel Manuale “Il prisma dei perché”).
Giornate iniziate già cariche di attività dialogiche-riflessive (con momenti di performance teatrale) attraversate da quel pensiero tridimensionale – critico, creativo e caring – che fa sì che la filosofia (e la P4C) non è quella cosa con la quale e senza la quale si rimane tale e quale, così come nelle testimonianze di chi frequenta, ma “scardina” e “ribalta” modelli e convinzioni, “disorienta” sul piano cognitivo, emotivo e valoriale; “rinnova” e “ricrea” e si attua quel continuo “movimento” del pensare che apre ad una continua domanda.

Come concretamente operare? Si parte da un materiale-stimolo. Si elabora un’agenda di lavoro e un piano di discussione. Se tanti sono gli stimoli, la Comunità sceglie un tema su cui riflettere. Nella CdRF non manca quasi mai un supporto-lavagna visibile per una maggiore sistematicità, ma le modalità possono essere tante l’importante è che si entri nella ricerca dialogica sulle questioni di senso, di valore e di logica, superando la condivisione delle opinioni e delle narrazioni. Un’operazione supportata dal “facilitatore” che “orchestra” i vari contributi. Una pratica esperita durante le sessioni per “imparare” e/o “perfezionarsi” a parlare poco e ad ascoltare molto “sempre vigile lungo il corso della ricerca, ponendo domande e suggerendo riflessioni”.
Centrale resta il dialogo della ricerca dove “non si usano pensieri e convinzioni preconfezionati: sono i pensieri degli altri che stimolano i miei e viceversa” e così si “costruisce un pensiero nuovo”.
Un ritmo vivace del dialogare (e non lento con interventi lunghi e retorici) permette una piena partecipazione comunitaria. Come verificare tutto ciò? A chiudere la sessione (che va dai 60 ai 90 minuti) è l’autovalutazione, data nella maggior parte dei casi da indicatori. Certo è che ogni sessione di pratica filosofica, con le sue “regole di gioco che sono garanzia di riconoscibilità”, è da intendersi sempre come “un’esperienza unica e irripetibile, un percorso di ricerca che non ha niente di ripetitivo e di predeterminato rispetto ai suoi contenuti essenziali” così come precisato nelle raccomandazioni di metodo, raccolte in un manuale a cura di Antonio Cosentino “Circoli filosofici a tema. Racconti e guida metodologico-filosofica per la pratica filosofica di comunità” che circolava, insieme ad altri volumi nell’accogliente ingresso di Villa Altieri.
Infine, più che dire bisogna praticare e partecipare! Perché la “Scuola estiva di Acuto” e le CdRF sono luoghi “vivi” e appassionati, luoghi di “bellezza” per la creatività e sperimentazione nelle molteplici forme, fatti anche di abbracci, di momenti di convivialità e di scoperta di nuove amicizie; di solidarietà e di sostegno reciproco, di piena accoglienza e inclusione dove ognuno si sente “libero” e “a casa”, come nella testimonianza raccolta dall’amico Gennaro Pinna, assiduo frequentatore che ringrazio per gli scatti qui condivisi.

Per ogni info e maggiore approfondimento, oltre alla numerosa letteratura a cura di Cosentino e del presidente CRIF Volpone e di altri autori, è possibile visitare i siti dedicati: https://www.scuolacutop4c.it/acuto/ – https://www.filosofare.org/crif-p4c/
(maria de carlo)
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