LA DISABILITÀ: FONTE ARRICCHENTE
“Se fossimo tutti identici, che monotonia! Stesso fisico, stessi pensieri – che cosa ci rimarrebbe da fare, se non sederci e morire dalla disperazione. Non possiamo vivere come una fila di formiche, la diversità fa parte della vita umana“.
(Swami Vivekananda)
Tramite codesta citazione vi parlerò in questo articolo dell’importanza della presenza dell’alunno disabile all’interno della classe dove deve essere vista come una ricchezza, in quanto occasione concreta di confronto con la diversità, sia per gli insegnanti che per gli alunni.
Non un dire teorico ma basato sulla mia esperienza nel corrente anno scolastico all’I.C. “A. Moro” di Saronno.
Ruolo importantissimo è quello svolto dall’insegnante di sostegno che deve guadagnarsi la fiducia del bambino/ragazzo.
Una volta entrati in empatia si riesce a svolgere questa professione con maggiore sicurezza e gratificazione.
Ma chi sono gli alunni con disabilità?
Gli alunni con disabilità sono gli studenti che presentano una compromissione fisica, sensoriale, psichica o intellettiva e sono tutelati dalla legge 104/92.
Oltre alla disabilità certificata ci sono altre categorie di studenti con BES , cioè bisogni educativi speciali che hanno bisogno di supporto e cioè:
– Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), disturbi come la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia.
– Disturbi del linguaggio, cioè disturbi nella compresensione del linguaggio.
– Disturbi dell’attenzione e iperattività (ADHD).
– Svantaggi socio-economici, linguistici e culturali.
Qual è la motivazione nell’aver imboccato la strada verso il sostegno?
Sicuramente si è spinti da un forte desiderio di aiutare gli altri e dall’entusiasmo per l’insegnamento.

E per ultimo, non per minore importanza bisogna possedere una grande pazienza, che è un dono.
Di grande aiuto è anche entrare in questo mondo nelle esperienze di volontariato nelle cooperative.
L’insegnante di sostegno deve inoltre aver maturato lungo la carriera universitaria gli esami sulla “pedagogia speciale”, anche se l’esame più importante è nell’esperienza pratica.
Dopo il verbo “amare” il verbo “aiutare” è il più bello del mondo.
Cari lettori, tornerò con altri articoli dedicati al mondo dell’inclusività con eventuali approfondimenti.
FEDERICA CORBISIERO
INSEGNANTE DI SOSTEGNO
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