Zante, l’isola dell’anima.  Dove il mare incontra la poesia. Ci sono isole che si visitano e isole che si attraversano con il cuore.

               

Da sempre affascinata dai versi del celebre sonetto, antichi ricordi di emozioni e sensazioni che di solito sono avverse, quando un insegnante di letteratura ce ne impone l’attenzione.

Zacinto  appartiene a queste ultime. Non è stata soltanto una destinazione del Mar Ionio: è un luogo che mi ha  parlato sottovoce, che mi ha  invitata al silenzio, che mi ha costretta a rallentare il passo per ascoltare il rumore del vento e delle onde.

                       

In fondo era quello che cercavo:  un viaggio che è  finito per diventare un ritorno dentro se stessi.

Arrivando sull’isola si comprende subito perché abbia ispirato poeti e viaggiatori.

La luce è diversa, intensa ma mai aggressiva; il mare sembra custodire tutte le sfumature del turchese e dello smeraldo, mentre le montagne precipitano in strapiombi vertiginosi che si tuffano nell’acqua cristallina. La natura qui non cerca di stupire: semplicemente esiste, nella sua bellezza assoluta.  Il momento che più resta impresso è l’arrivo alla celebre Spiaggia del Relitto. Osservarla dall’alto significa trattenere il respiro. La falesia bianca si apre all’improvviso su una baia perfetta, dove il relitto della nave sembra un frammento di tempo sospeso, quasi una metafora della vita: ciò che un tempo era tragedia oggi è diventato memoria, fascino, leggenda. Il mare, trasparente fino all’inverosimile, avvolge ogni cosa con una luce quasi irreale. Davanti a quello spettacolo le parole sembrano perdere significato, e rimane soltanto l’emozione.

               

È impossibile camminare a Zante senza pensare a Ugo Foscolo, il poeta che proprio qui vide la luce e che trasformò l’isola in un simbolo eterno della nostalgia. Nei suoi versi dedicati alla terra natale vive il rimpianto di chi sa che alcuni luoghi continuano ad abitare l’anima anche quando il destino li allontana.

Visitare Zante significa comprendere, almeno per un istante, quella malinconia luminosa. Si ha la sensazione che ogni tramonto, ogni ulivo, ogni riflesso del mare custodisca ancora l’eco della sua poesia.

                         

Ma Zante non è soltanto natura. Nei piccoli villaggi si scopre una Grecia autentica, fatta di chiese antiche che custodiscono preziose icone bizantine, di monasteri silenziosi dove il tempo sembra essersi fermato, di pietre che raccontano una fede antica e profonda.

Poi ci sono le persone,  cordiali, spontanee, generose.  Nei loro sorrisi e nella loro ospitalità si avverte qualcosa di sorprendentemente familiare. Per un siciliano, quell’accoglienza ha il sapore di casa. Lo stesso modo di vivere la piazza, di sedersi insieme davanti a un caffè, di raccontare storie senza fretta. Lo stesso legame con il mare, che non è soltanto un orizzonte, ma una parte dell’identità.  Tra Sicilia e Zante sembra esistere una fratellanza invisibile, costruita dalla comune cultura mediterranea, dalla memoria, dal sole e dal vento.

               

Non è necessario scoprire, anche se è lusinghiero, i luoghi della memoria che la Grecia ha dedicato a Foscolo: il busto marmoreo  che sovrasta la Piazza Solomos, la casa natale e la Via dedicata Foskolou. Quando la nave si allontana dal porto e la costa si dissolve lentamente nel blu dello Ionio, tornano alla mente i versi di  Ugo Foscolo.

Visitare Zante significa dunque molto più che concedersi una vacanza balneare. Significa attraversare un’isola che conserva intatta la capacità di emozionare, dove la natura dialoga con la storia e la letteratura, dove il silenzio diventa una risorsa preziosa e il paesaggio invita a guardare oltre l’orizzonte.

           

La presenza di Foscolo non è soltanto un richiamo letterario. È una chiave di lettura dell’isola stessa. La bellezza di Zante non si esaurisce nello spettacolo naturale, ma si intreccia con una dimensione intima, quasi spirituale. Ogni punto panoramico invita a fermarsi, ogni tramonto sembra suggerire una riflessione. Il viaggio si trasforma così in un’occasione per ritrovare il valore del silenzio, oggi sempre più raro.

Zacinto era l’esperienza immersiva che cercavo da viaggiatrice solitaria oramai consolidata;  intrisa dei luoghi e dei simboli di foscoliana memoria, percepisco vivi i versi e continuo a inebriarmi della loro bellezza eterna.

           

E’ in questa solitudine spesso anelata che sento la simbiosi con il nostro Poeta …. nella mia indole irrequieta e passionale, combattiva e piena di tensioni ideali e in quello  “spirto guerrier ch’entro mi rugge…”

       

Rimangono soltanto il respiro, la luce e l’orizzonte.

Maria Caruso

 

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