Questa puntata è dedicata alle “Risonanzesistenziali” di chi esce fuori dallo Stivale per visitare altri lidi e confrontarsi con altre visioni. La testimonianza di seguito riportata, della siciliana Maria Caruso, ci porta a Sofia, la capitale della nazione balcanica della Bulgaria, situata nella parte occidentale del Paese. Buona lettura:
Con i filtri della storia, la percezione è quella di essere immersi, catapultati nella dimensione della vita nel mondo socialista, la mia non vuole essere una retorica illustrazione e guida di viaggio.
Con l’aspettativa del visitatore occidentale che pensa di immergersi nello stereotipo della capitale “mordi e fuggi”, i caffè, i bistrot, la movida, gli shopping mall, solo un’area circoscritta richiama a questo stereotipo: Vitosha Boulevard, il nostro down town, l’arteria commerciale e lo spazio ricreativo , come quella fetta di città restaurata e ripulita dalla decadenza post….di quel “glorioso passato” ancora intriso per le vie, nell’urbanistica, nella viabilità che ahimè ricalca i dettami del socialismo reale.
Lunghe arterie stradali unidirezionali, difficoltà ad attraversare e ad invertire la direzione; interi quartieri ( nessuna differenza tra un centro e una periferia) caratterizzate da facciate corrose dall’incuria, dall’abbandono, nel contempo ampi spazi monumentali, suggestivi; scenografica e imponente l’area della Cattedrale Aleksandr Nevskij nel suo silenzio surreale; …e di nuovo vetrine dismesse che attendono da anni di rinascere, forse con l’imminente ingresso nell’ Euro-zona?
E’ come se il tempo si fosse fermato, un fotogramma che porta a quegli anni ’90 dove l’orologio della storia subisce un arresto irreversibile, il black-out da cui tutto riparte, la corsa a più velocità tra Chi è in grado di interpretare il cambiamento prima e dopo. Non si può non rimanerne coinvolti, come di consueto, quando si esplora il mondo balcanico e oltre da lì…,
Cattedrale, Moschea e Sinagoga condividono lo stesso spazio visivo; convivono da secoli.
Lo sguardo volge nuovamente indietro, la coesistenza e i contrasti tra Mondi che nei Balcani si incrociano in quella “ Mittle-Europa” che noi Occidentali ci rifiutiamo di conoscere e riconoscere.
Spezie, cibo greco, un bazar che rievoca insieme antichi fasti orientali e contaminazioni russe e sovietiche: comuni cittadini si occupano della manutenzione degli spazi pubblici , meticolosa la pulizia delle strade, forse eredità comportamentale dell’educazione sovietica ?
Una forte identità culturale impressa nella lingua che la vecchia “ Tracia Romana” ha foggiato nel cirillico rivendicandone così la paternità e la diffusione in tutto il Mondo Russo.
La questione è sempre la stessa: il non ricalcabile confine tra Oriente e Occidente comincia da qui, sulle frontiere dei Balcani. Si fondono e si sbiadiscono i colori, i sapori e le sensazioni.
Inquietante silenzio, aree male illuminate si alternano con spazi ricreativi e di aggregazione vitali e frenetici dove le nuove generazioni dagli inconfondibili tratti somatici slavi consumano le serate del fine settimana, avendo forse recepito i costumi occidentali ?
Io che osservo con la curiosità di comprendere, dove posso collocare la Bulgaria?
Un Mondo incerto che subisce il richiamo delle sirene di Bruxelles ma ancora restio e incapace di abbandonare e dimenticare la “ russofonia ” o “russofobia” a seconda dei casi.
Complice ancora la transizione economica? ….. eppure sono passati più di trenta anni.
Maria Caruso
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