Un “tuffo tra le pagine” della mia vita precedente, la riconnessione con rapporti umani mai recisi, costruiti nell’ambiente scolastico dove ho vissuto la gran parte della mia vita lavorativa.
In fondo cosa ha più valore di queste connessioni? Sono relazioni che nutrono l’animo umano e ricaricano lo spirito restituendoci il senso della strada che percorriamo.
Ho deciso di raccontarla questa esperienza, anche perché i protagonisti di questa storia, le cui origini culturali e territoriali sono oggi sotto i riflettori mediatici internazionali, mi conducono alle riflessioni che condivido qui di seguito.
Ospite della città di Bologna per lunghi anni dove ho tessuto relazioni profonde: Mattiar è stato un mio studente in un I.I.S.S. di Bologna che ha brillantemente oggi conseguito la laurea in Ingegneria ambientale nell’Ateneo Bolognese con tesi sperimentale.

Sono trascorsi molti anni da quando uno studente dallo sguardo molto vivace, segno di una brillante intelligenza ma dal cognome e nome non troppo nostrani che talvolta ahimè qualcuno nel nostro mondo percepisce come un vizio d’origine, cattura la mia attenzione. Non voglio peccare di superficialità e negligenza, voglio leggere le sue potenzialità dietro l’apparente irrequietezza.
Mattiar non si lasciava comprendere e non era stato compreso nelle realtà scolastiche che lo avevano ospitato! Neanche Lui era consapevole del prestigio della sua cultura d’origine della quale i genitori hanno sempre cercato sempre di fare breccia nella loro missione educativa.
L’incontro con i genitori , arrivati in Italia negli anni bui post-rivoluzione iraniana, con discrezione e grande dignità, è come una lezione di stile e di memoria. Persone colte ed eleganti, misurate nelle parole ma ricche di profonde convinzioni e di un rispetto quasi naturale per il sapere. Dalle loro parole emerge un’idea di educazione che affonda nella cultura persiana: la conoscenza come forma di libertà, la bellezza come via per l’armonia, l’ospitalità come espressione di civiltà.
Vorrei richiamare l’attenzione sulla consapevolezza e grandezza valoriale di tali origini storiche e culturali, ancora una volta usando come occasione questa esperienza.
In un momento storico così controverso, tessere un elogio del Popolo Persiano è un dovere e un atto di onestà intellettuale: una Nazionalità che è ancora l’espressione vivente, l’erede mai decaduta di una della più grandi Civiltà che la Storia abbia mai conosciuto. L’imprinting culturale è incastonato nel patrimonio genetico; vale per Loro così come per la moltitudine di sfumature culturali oggetto di studi antropologici.
E’ da tanto che avrei voluto fornire il mio contributo alla demolizione di quegli stereotipi culturali pregiudizievoli che percepiscono un “Medioriente” in una accezione tutta negativa.
Facciamo conoscenza dell’Iran celato, per lunghi decenni occultato da un regime sanguinario, con l’augurio che possa rinascere e recuperare il suo protagonismo culturale e il suo contributo ad una nuova lezione storica di civiltà.
…a volere restituire giustizia alla Nazione Persiana: intelligenza e complessità di pensiero, eleganti e minuziosi come le loro miniature dai motivi floreali, geometrie perfette nell’espressione materiale dell’antica arte zoroastriana che ho avuto il piacere di ammirare in Asia Centrale.

Un richiamo al passato e al suo patrimonio universale: la poesia di Hafez e Rumi, la filosofia, la matematica.
Non c’è decadenza culturale, al contrario.
Invito chi legge alla conoscenza di Autori e Autrici contemporanei del calibro di Shirin Ebadi, di Azar Nafisi, di Marjane Satrapi che con il suo “Persepolis” illustrò in maniera originale le vicende del ’79.
Sofisticate le produzioni cinematografiche; Registi come Asghar Farhadi che da tempo sfidano il regime con produzioni che sanno fondere con arte magistrale religione, politica ed etica.
Kader Abdolah ci regala letture esilaranti, il suo ultimo romanzo “La casa della Moschea”, importante tassello nella storia contemporanea dell’Iran. Conosco da poco questo Autore e ne propongo la lettura anche a Mattiar perché la conoscenza delle sue radici culturali è essenziale al suo percorso di formazione umana e sociale, essenziale alla lettura e interpretazione di ricordi di infanzia lontani, magari un po’ sbiaditi dei viaggi familiari in Iran. E’ essenziale perché non c’è identità senza recupero della memoria storica.
Vale per tutti !
In un’aula universitaria di Bologna si compie così un piccolo, luminoso atto di continuità: la conoscenza che attraversa lingue e confini, la civiltà che non si estingue ma si rinnova.

La laurea di Mattiar non è solo una conquista personale, ma un segno della forza silenziosa con cui la cultura persiana continua a seminare bellezza nel Mondo, anche lontano dalla sua terra.
a cura di Maria Caruso

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