Di seguito il racconto “rivisitato” del Simposio (uno stralcio) di Platone sull’amore, dai tratti umoristici di Michele Laperuta (Mic L’ape). Uno stile il suo che ci invita ad avere una visione di “leggerezza” (ma sempre profonda) sulla vita e sulle cose serie o meno serie. Michele Laperuta con la sua penna arguta e umoristica ci aiuta a rivedere anche noi stessi invitandoci, magari, (metamessaggio) a non prenderci troppo sul serio, cosa che (senza il forse) non guasterebbe alla nostra salute. 
                                 La Direttora
C’era una volta ad Atene un gruppo di filosofi e intellettuali che amavano riunirsi con una certa costanza per discutere sull’esistenza umana. Questi incontri non si celebravano in luoghi tetri e secondo regole frugali, ma in posti più o meno ameni e in presenza dei piaceri della tavola. Uno degli habitué, insieme con l’immancabile Socrate, era Platone discepolo di quest’ultimo. Platone tra i commensali era molto noto per le riflessioni profonde e per la mente acuta.
Ma non tutti sapevano di quello che in queste circostanze poteva rappresentare un problema. Platone non reggeva molto bene la bevanda cara a Dionisio.
Quella serata inizialmente sembrava essere più o meno simile a una delle tante.
I presenti, tra cibi succulenti e vino che scorreva a fiumi, non perdevano occasione di scambiarsi battute argute, teorie più o meno strampalate, ipotesi sugli stili di vita e non mancava neanche il pessimista che ci infilava dentro pensieri sulla morte e sulla sorte dell’anima.
Platone doveva aver avuto una giornata particolarmente faticosa e tesa, infatti quella sera non badò al suo problema e, spinto dai commensali, partecipò molto più attivamente alle alzate delle dionisiache coppe.
Uno, due, tre, quattro… coppe e diventò paonazzo in volto e, soprattutto, la sua eloquenza iniziò a vacillare e i suoi pensieri iniziarono a diventare nebulosi assai.
Il maestro Socrate, conoscendo il problema dell’allievo, fu il primo a rendersi conto che gli effetti del vino si erano appropriati del corpo e della mente di Platone.
Allora da perfetto buontempone (i filosofi non sono per forza come vogliono dipingerli) decise che era il momento di lanciarsi in uno scherzo goliardico.
Alimentò una nuova discussione e, con un sorriso sornione, rivolgendosi al suo allievo gli chiese: “Platone, amico mio, cosa pensi dell’Amore?”.
Platone, ormai decisamente più che brillo, si alzò e, senza disdegnare di buttar giù un’altra coppa di vino, barcollando iniziò, con la lingua impastata, a parlare tra i denti sforzandosi di inquadrare il più possibile la questione: “L’Amore è un sentimento nobile, non deve essere solo carnale. C’è qualcosa di più… alto, di più… puro.”
Gli altri presenti vedendolo in difficoltà ridevano sotto “la barba” e dandosi di gomito lo incitavano a continuare nel ragionamento. Uno di loro urlò: “Dai Platone, dicci qualcosa in più su questo Amore di cui parli”.
Platone, che nel frattempo aveva buttato giù un’altra coppa, improvvisava sempre più e a un tratto, alzando le braccia al cielo come ad invocare gli dei e facendo ricorso ad ogni nascosta energia, esclamò: “Amici, è un grande Amore che non si fonda sul desiderio fisico, ma su… su… su… una affinità elettiva! Un Amore delle anime, non dei corpi!”
Mentre alcuni filosofi si affrettavano a farsi portare dai servi frammenti di vasellame di terracotta o tavolette di legno cerate per prendere appunti, Aristofane, che nelle sue commedie non le manda a dire mai a nessuno, senza riuscire a trattenere una risata esclamò: “Un Amore Platonico! Platone ha appena inventato l’Amore Platonico!”
Platone che chissà come aveva afferrato le parole di Aristofane continuò: “Un Amore che si concentra sulla Bellezza dell’anima, un Amore che eleva lo spirito”.
A questo punto Socrate, facendo il finto serio, intervenne e interrogò Platone: “Come si manifesta questo Amore spirituale? Spiegami esattamente!”
Platone, talmente esausto da non riuscire nemmeno ad afferrare un’ulteriore coppa, si alzò a stento e riattaccò: “Sì… sì… discute. Di… filosofia, di… verità, di… bellezza, di… bontà. E poi si possono guardare… le stelle e contemplare le idee. E’ un Amore che ciascuno ha nella propria mente e si può sviluppare da lontano. Niente baci, niente abbracci, niente… altro! Solo intense conversazioni tra sé e sé e se capita qualche sguardo intenso da lontano”.
Dopo queste altre riflessioni i presenti non si mantennero più. La stanza esplose in un’unica fragorosa risata con Platone che torna a sedersi soddisfatto per poi precipitare in un sonno profondo.
Allora Socrate, da buon saggio, subito si raccomanda con tutti i presenti affinché l’accaduto e le parole restino nella segreta stanza. Tutti annuiscono.
Ma si sa, siccome tutti quelli che avevano sentito il discorso di Platone volevano fare bella figura con amici, parenti, conoscenti e via dicendo, lo riportarono e tutti hanno saputo.
La leggenda narra, infatti, che da quel momento l’Amore Platonico ha trovato posto nel pensiero filosofico e non solo, diventando una tesi discussa e rispettata al di là della insolita origine.
        di Mic L’ape
Michele Laperuta – Mic L’ape 🐝 – è nato a Pagani (SA) nel ’69 e fa l’avvocato. Umorista e scrittore per vocazione (e diletto) pubblica su testate on line e global media magazine. Le sue rassegne strambe – anche sportive – le sue battute e i suoi racconti sono coloriti da un tratto di penna surreale e leggero, introspettivo e coltamente ironico, pungente come il suo pseudonimo.                                                    

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