Drammatica realtà
Foglio bianco attende graffiti
come unghie di gatto
solcano tenera pelle,
infliggendo piaghe;
nessun balsamo o incenso
può risanare.
Come descrivere
l’orribile visione
di questa umanità infame?
Che per urinare
bisogna saper volare?
Santi in processione,
virtù non imitate.
Chiese piene, malati ignorati:
mai perdonati, mai visitati
anzi da conoscenti derubati.
Comunità in via di estinzione,
evoca un mantra fatto di vuote parole,
un copione approvato da indici
che s’alzano per sondare
dove tira il vento migliore.
Giovani che stringono fra i denti
lame che infilzano corpi già perdenti,
si macchiano di sangue
che credono di un altro colore.
Padri e madri distratti,
educano figli persi nei grovigli
di una rete con infiniti portali;
rivendicano giustizia
per adolescenti morti
grazie ai loro denari,
illusi che ci sia sempre un domani.
Mentre altrove
qualcuno pensa che un libro
ci salvi dalle nostre stesse mani,
il mio paese si adorna di fragili cocci:
macerie d’un’identità da raccontare a generazioni
che pagheranno a caro prezzo i nostri danni.
Se pur non risuona oggi il mio nome
come autore, nell’illusione
attendo che varchi la porta
il mio unico amore;
consegno a questo foglio bianco
tutto il mio dolore.
Roberta Alberti – 19.05.2026

Un foglio bianco chiede verità!
Il testo nasce da un forte bisogno di fotografare la realtà che ci circonda, spesso nascosta dietro riti religiosi, ma che non rivestono gli abiti delle virtù dei Santi. Non comprendendo i bisogni degli ultimi, si finisce per ferire consapevolmente. E’ il trionfo dell’indifferenza, verso chi vive già nel dolore.
Viene evidenziato il dramma dello spopolamento dei piccoli borghi e della mancanza di una progettualità che tamponi questo triste scenario, oltre all’assenza di un senso critico in chi governa le comunità.
A malincuore, il testo fotografa la carenza di figure capaci di educare le nuove generazioni. I genitori non riconoscono i propri figli quando commettono atti efferati nei confronti di persone inermi o di colore, senza ammettere le proprie responsabilità per il loro fallimento; al contrario, regalano agli adolescenti una vita agiata, fatte di soldi e “bollicine”.
In tutto questo orrore, l’unica soluzione sarebbe alimentarsi di cultura. Si preferisce invece consegnare alle nuove generazioni un modello di vita mai tramontato, che non ha portato né porta sviluppo o passione imprenditoriale. Non si creano opportunità di lavoro; al contrario, si sperperano fondi europei che i giovani, prima o poi, dovranno restituire.
“So di non sapere” o di non essere nessuno; confido solo nel vero amore, con la speranza che salvi questa fredda società.
(Riflessione a cura dell’autrice, Roberta Alberti).
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