Un inno al valore della libertà. Sostantivo femminile invariabile, espressione, condizione; la libertà non è soltanto un diritto. È la condizione necessaria perché un individuo, una comunità e perfino un’intera civiltà possano evolversi.

Parto dal principio di autodeterminazione, indiscutibile valore della mia vita, pilastro fondante senza il quale questa non esisterebbe. Libertà, non anarchia ma   nel senso liberale, libertario, liberista.

Il principio da cui nasce ogni grande progresso della storia: la scelta di pensare, creare, dissentire, costruire il proprio destino senza catene imposte dalla paura, dall’autorità, dall’uniformità, dalla conformità.  L’evoluzione umana è conseguenza di atti di disobbedienza agli equilibri precostituiti. 

Quando l’essere umano è libero di scegliere, sviluppa conoscenza, responsabilità, innovazione. Quando viene privato della libertà, la società si immobilizza, l’economia ristagna e la cultura si spegne.

La libertà rappresenta una delle aspirazioni più profonde dell’essere umano. Non è soltanto una condizione politica o giuridica, ma una dimensione essenziale della persona, il presupposto che permette a ogni individuo di sviluppare pienamente le proprie capacità, di esprimere la propria comunità.

Dove la libertà viene limitata, si arrestano l’iniziativa, la responsabilità e l’innovazione; dove invece essa viene rispettata, la società prospera e si evolve.

Dal punto di vista sociale, la libertà costituisce la forza motrice dello sviluppo.  Le grandi conquiste scientifiche, artistiche, economiche e culturali sono nate dall’iniziativa di individui che hanno potuto pensare, sperimentare e creare senza costrizioni arbitrarie.

Una società libera valorizza il pluralismo delle idee, la concorrenza delle soluzioni e la cooperazione volontaria, generando un processo continuo di apprendimento collettivo e miglioramento.

La storia conferma che le società più aperte alla libertà individuale tendono a essere anche quelle più dinamiche, innovative e capaci di adattarsi ai cambiamenti.

Non esiste mobilità sociale  e diffusione della conoscenza senza libertà, che non vuol dire assenza di regole.

La libertà affonda le proprie radici nella dignità della persona, nei principi del diritto naturale e nella tradizione cristiana, trovando espressione concreta nelle forme spontanee di cooperazione sociale.

Il messaggio evangelico riconosce la dignità unica di ogni persona, creata a immagine di Dio e dotata di libero arbitrio.  La fede stessa presuppone una scelta libera: l’amore, la carità e la conversione non possono essere imposti.

 La tradizione cristiana ha contribuito a sviluppare l’idea che ogni individuo possieda un valore intrinseco e diritti che precedono qualsiasi potere politico.

Da qui emerge il concetto di diritto naturale: l’idea che esistano principi di giustizia e diritti fondamentali che derivano dalla natura stessa dell’uomo e non dalla volontà dei governanti.

 Il diritto alla vita, alla proprietà, alla coscienza, all’associazione e all’espressione sono stati considerati da molte tradizioni filosofiche e giuridiche come diritti anteriori allo Stato, che il potere politico ha il compito di riconoscere e tutelare, non di creare.

Al contrario, sistemi eccessivamente centralizzati o autoritari rischiano di soffocare le energie creative della popolazione, limitando il progresso e la crescita umana. La storia, la lezione ce l’ha già insegnata.  Nessun progresso autentico può nascere dalla costrizione.

Ma la libertà non è soltanto un concetto politico o filosofico: è anche un simbolo universale.

Nel Mondo, poche immagini evocano questo ideale quanto la Statua della Libertà, diventata emblema della speranza e dell’emancipazione moderna: l’icona dell’ AMERICAN DREAM…

                     

Eppure, esiste un monumento ancora più imponente, quasi sconosciuto nel nostro caro e vecchio Occidente: la “La Madre Patria chiama” che domina la collina di Mamayev Kurgan a Volgograd, l’antica Stalingrado.  Alta 85 metri, supera la celebre statua americana. Inaugurata nel 1967 come memoriale della battaglia di Stalingrado, una delle più drammatiche della Seconda guerra mondiale.

La statua russa rappresenta una donna che avanza con la spada alzata come richiamo alla difesa della Patria e alla resistenza di un popolo.  Non è semplicemente una scultura: è un grido scolpito nel cemento, un simbolo di sacrificio, memoria e sopravvivenza collettiva.

                                                                 

Osservo, rifletto!  Voglio cogliere le differenze e le analogie.

 La differenza tra questi due monumenti racconta anche due visioni della libertà.  Entrambe maestose e imponenti si ergono su colline e piedistalli, sovrastano paesaggi e città; sfidano il tempo e la storia.  Forza, dinamismo e senso di protezione, e suggestione.

 La statua americana accoglie: tiene una torcia, simbolo di luce e prosperità.

 Quella di Volgograd combatte: urla, brandisce una spada, simbolo di resistenza e difesa.

Entrambe ricordano però una stessa verità: nessun POPOLO può crescere senza libertà. Perché la libertà non è il premio del progresso.  È la sua origine.

                                                            Maria Caruso

 

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