Per EudAnima. Il colporteur di Glaukopis, abbiamo intervistato il Prof. Francesco Caracciolo
a cura di Alessandro Buscemi
Francesco Caracciolo ha 48 anni. È nato a Maddaloni, in provincia di Caserta. Vive e lavora a Vicenza. È plurilaureato: ha conseguito una laurea in Conservazione dei Beni Culturali, una in Lettere Classiche e una terza laurea magistrale in Linguistica Moderna, ha partecipato a diversi seminari ed è in possesso di una specializzazione in Storia dell’arte. È un docente dell’Istituto Superiore Statale Bartolomeo Montagna di Vicenza. Collabora con riviste e giornali, ma è anche impegnato all’allestimento di mostre per la galleria d’arte vicentina STUDIO Elle Arte Contemporanea. È un componente della 17° Commissione Arte dell’Intergruppo Parlamentare per lo sviluppo del Sud Aree Minori e Isole fragili.
DOMANDA: Caracciolo non è un nome che fa pensare al Veneto, da quando vivi a Vicenza?
RISPOSTA: Effettivamente il mio cognome richiama più precisamente il Regno delle Due Sicilie e quindi la storia molto affascinante dei cognomi napoletani. Tuttavia, io sono originario di Corigliano Calabro (CS) da parte di mio padre mentre la mamma è casertana. Sono giunto nel Veneto nel 2008 per intraprendere l’affascinante mestiere dell’insegnante.
D: Hai una specializzazione in Storia dell’arte, ma hai dato molto spazio all’arte anche nel tuo percorso di studi, sono state le lezioni che hai seguito a trasmetterti questa bella passione oppure è un amore che nutrivi anche prima di affrontare lo studio universitario?
R: Ho sviluppato l’amore per l’arte e per le cose antiche fin da piccolo in quanto osservavo con ammirazione e grande interesse i dipinti di mio nonno Guido, il quale eseguiva le copie dei grandi maestri del passato. Questo amore per la cultura e specificamente per le arti visive si rafforza e si cementa attraverso i miei studi universitari a Napoli, a partire dal 1996, quando mi iscrivo alla facoltà di Beni culturali. Essa ha arricchito tantissimo il mio percorso alla scoperta degli artisti del passato, ma mi ha fornito soprattutto un metodo di studio e di ricerca che per me è stato preziosissimo. Questo approccio critico, metodologico ed investigativo ha accesso sempre in me una grande curiosità a scoprire quel passato dimenticato, ma una volta glorioso.
D: Nell’anno 2023 hai conseguito la laurea triennale in lettere classiche, presentando una tesi in storia dell’arte moderna, alla quale hai dato il titolo “Il tormento e l’estasi nella transverberazione di Santa Teresa D’Avila di Sebastiano Ricci”, cosa ti ha spinto a scegliere questo argomento per la tua tesi di laurea?
R: Sono partito dall’analisi di un dipinto di S. Ricci dal titolo “l’Estasi di Santa Teresa”, conservato nella chiesa di San Marco a Vicenza e da lì sono partito ad analizzare le tematiche legate all’estasi mistica e al tormento interiore dei Santi, partendo da San Francesco d’Assisi per poi giungere alla “transverberazione” della Santa carmelitana spagnola. In questa intensissima indagine sono passato anche per l’opera del Caravaggio, analizzando la Maddalena Klein, tra le opere della maturità che esprimono non solo il pentimento della Maddalena ma anche l’estasi mistica.
D: La tua tesi è un lavoro fatto bene dalla quale si evince la tua passione e con essa hai avuto soddisfazioni non indifferenti, ma la transverberazione di Santa Teresa D’Avila viene molto apprezzata anche nella scultura di Gian Lorenzo Bernini, quale delle due opere d’arte apprezzi di più? Quali sono le caratteristiche delle due opere d’arte che ti suscitano maggiori emozioni?
R: L’opera del Bernini sicuramente è l’archetipo di tantissime variazioni sul tema: apprezzo entrambe le opere in quanto esse esprimono quel dolore estatico e quella sublimità che solamente Bernini ha saputo rappresentare, ma che viene colta in maniera magistrale dal Ricci, il quale viene ricordato dalle fonti come il caposcuola della pittura rococò europea.
D: Nell’anno 2023 la casa editrice Di Nicolò Edizioni ha pubblicato la tua monografia dal titolo “Alessandro Maganza, pittore eccellentissimo della Controriforma a Vicenza, le vicende di un pittore vicentino eclettico ed intraprendente”. Conoscevi già la casa editrice? Ti è stata consigliata da qualcuno?
R: Il 2023 segna il mio assoluto debutto come autore di monografie di autori del passato da riscoprire: devo ringraziare la storica dell’arte siciliana Valentina Certo per avermi consigliato la casa editrice messinese. Di Nicolò è un marchio di garanzia e di affidabilità e grazie ad essa mi sono fatto conoscere per la prima volta al variegato pubblico dei lettori. Sebbene un argomento di nicchia – quale poteva essere la vita del Maganza – io ho ricevuto numerosi apprezzamenti per le ricerche svolte.

D: La tua pubblicazione ha richiesto uno studio certosino, finalizzato ad acquisire le informazioni utili a realizzare il tuo saggio, hai avuto difficoltà nel corso delle tue ricerche? Quanto tempo è stato necessario per completare il tuo lavoro?
R: Mi occorre circa un anno per imbastire una pubblicazione finalizzata alla messa a fuoco di un autore della storia dell’arte del passato: parto dalle ricerche, viaggio molto per visitare le opere nei contesti di origine e poi cerco di scoprire di tutto e di più sull’autore che intendo far conoscere al pubblico. Sono partito dalla pittura della Controriforma, ma ora mi sto occupando del Settecento veneto attraverso un lavoro che intende rivalutare figure del passato che un tempo furono molto famose ed acclamate come, ad esempio, il caso di Costantino Pasqualotto.
D: Definisci Alessandro Maganza un pittore eclettico e intraprendente, cosa ti ha spinto ad accostare questi due aggettivi all’artista?
R: Alessandro Maganza, a mio avviso, era la colonna portante di un’industriosa azienda pittorica vicentina del ‘500 che contava numerosi allievi e sodali, tra cui i figli maschi dell’artista. L’opera di Alessandro avrà un riverbero anche in altre regioni d’Italia come la Lombardia e il Piemonte. Agli Uffizi di Firenze è conservato un ritratto di un gentiluomo che ci fa capire quanto fosse richiesto l’artista anche come ritrattista, soprattutto dei membri della nobiltà e del clero.
D: Nel 2024 hai pubblicato il catalogo delle opere del figlio di Alessandro Maganza, “Giambattista Maganza il giovane. Pittore Vicentino della Controriforma”, ma hai scelto una casa editrice diversa. Per quale motivo hai preferito Vivi Edizioni e non hai proposto il tuo secondo lavoro a Di Nicolò Edizioni, casa editrice che ha pubblicato il tuo saggio relativo a Alessandro Maganza?
R: Il 2024 segna una nuova svolta al mio percorso di autore: ho voluto cambiare casa editrice perché nel frattempo stavo collaborando con la rivista “Storie Vicentine” il cui editore cura anche le pubblicazioni di arte locale. Vivi Edizioni cura ancora di più l’impostazione grafica e fotografica e inoltre le immagini vengono molto chiare e nitide.
D: Giambattista Maganza il giovane, figlio di Alessandro era il nipote del Magagnò, per quale motivo al nonno Giambattista fu accostato il nomignolo Magagnò?
R: Il nonno di Giambattista Maganza il Giovane, nonché padre di Alessandro, era famoso come poeta dialettale e il suo nome deriva dall’aver fatto parte dell’Accademia Olimpica di Vicenza, fondata nel 1555. Comunque, suddetto nomignolo si riferisce vieppiù all’attività di letterato che non di pittore.
D: Nelle opere dei tre pittori si notano alcune differenze di stile che caratterizzano ogni singolo artista?
R: Le differenze sono sostanziali in quanto ognuno degli autori segue un suo percorso in assoluta autonomia nonostante il comune denominatore della Controriforma che dettava agli artisti alcuni precetti su come eseguire le pale d’altare senza scandalizzare i fedeli né tantomeno la Chiesa cattolica. Credo che ad oggi la figura più emblematica sia da riferirsi al Magagnò in quanto geniale sia nella letteratura che nell’arte. Non dimentichiamoci che Maganza il vecchio era famoso sia per gli affreschi nelle ville che per i ritratti, ma di essi non resta quasi nulla tale da rendere ancora più difficili le ricerche per meglio delineare la sua figura.
D: Nel 2025, la casa editrice Vivi Edizioni ha pubblicato il tuo saggio “Costantino Pasqualotto pittore vicentino del Settecento”; di questo artista, figlio di Giacinto, detto anche Il Costantini, a parte un lavoro svolto dallo storico Renato Cevese, non vi sono molte pubblicazioni, e forse non si trova nemmeno un’opera in cui l’artista viene ritratto, la penuria di informazioni, rispetto al lavoro di ricerca effettuato per le due pubblicazioni precedenti, ti ha messo di fronte a maggiori difficoltà quando lavoravi per la realizzazione del saggio?
R: Sinceramente per quest’ultima opera non ho avuto enormi difficoltà. Sono partito dall’analisi stilistica dell’opera, concentrandomi sui testi pittorici ancora esistenti dell’autore in questione, il ché mi ha permesso di concentrarmi non tanto sull’uomo quanto sulla figura di artista, tracciando una sua evoluzione stilistica e pittorica, che in effetti io ho potuto riscontrare senza alcuna esitazione e forzatura.

D: Ci descrivi l’indole e lo stile di Costantino Pasqualotto, evidenziando eventuali differenze rispetto al padre Giacinto?
R: L’artista vicentino era un uomo dedito alla famiglia e al suo lavoro. Nelle sue opere manifesta una religiosità molto intima, senza enfasi né sforzi. Una partecipazione corale del popolo all’evento sacro è forse la caratteristica più evidente della sua poetica e del suo modo di comunicare il “sacro”. Ebbe molti figli e si mosse poco dal confine della provincia vicentina. I miei ultimi studi, tuttavia, mi fanno propendere per un’affermazione lavorativa e in termini di avanzamento di carriera nel contesto di Padova città: le sue opere si trovano persino nella chiesa di San Luca Evangelista di Padova che era anche la sede della Confraternita dei pittori. Io ho supposto che l’artista ne facesse parte in quanto non iscritto ad alcuna fraglia vicentina.
D: Una critica che è stata espressa nei confronti di Costantino Pasqualotto è quella che fosse abile ad utilizzare i colori, ma non fosse un abile disegnatore. Altre critiche mettono in secondo piano l’opera di questo artista rispetto a quella di Giambattista Tiepolo? Quale è la tua Idea di Il Costantini?
R: Penso che Pasqualotto sia stato un ottimo artista ma che poi venne asfaltato completamente dal genio di Tiepolo. Il Pasqualotto era molto in gamba e non sono d’accordo su alcuni giudizi avari dati dagli altri critici che ritenevano il suo percorso altalenante e non sempre all’altezza delle aspettative. In alcune opere Costantino manifesta grande abilità nel comporre le figure, ma in altri casi è forse l’intervento della bottega a rendere meno appetibile l’opera del Pasqualotto. Credo che lui fosse un grande artista ma che poi la critica posteriore, specialmente del ‘900, l’abbia sminuito e squalificato.
D: I tuoi lettori hanno modo di contattarti per suggerirti alcuni autori dimenticati oppure semplicemente per rivolgerti le loro domande o esprimere le loro considerazioni?
R: Mi è capitato che durante una presentazione del mio ultimo libro un restauratore vicentino mi consigliasse un altro autore da riscoprire. Ma non è stato l’unico caso. Confido sempre nell’onestà intellettuale dei miei lettori.
D: Hai qualche lavoro pronto da proporre alle case editrici? Hai qualche progetto futuro?
R: Sì, prossimamente lavorerò per un paio di progetti; il primo riguarda sempre il Settecento vicentino, il secondo un autore dell’800 straniero. Per il secondo progetto è una vera e propria sfida ma vorrei un attimino staccarmi dal contesto vicentino per navigare in acque a me finora sconosciute, ma sempre affascinanti.
Si ringrazia Il Professore Francesco Caracciolo e gli si augura un buon lavoro per i progetti futuri.
Condividi


Comments are closed