Un faro…
Un ponte con la storia, una fiaba meravigliosa e una grande riflessione sulle dinamiche della convivenza sociale e ideologica di due opposti Mondi

Quanto io avrei da scrivere su questo romanzo, non credo si possa concludere in questo articolo…ne ho divulgato la conoscenza, suggerito la lettura, regalato copie, decantato e incantato i miei interlocutori.
Non posseggo una formazione letteraria, al contrario; rimuginavo però quando seguivo il corso di geografia politica anni fa alla Statale di Milano in quanto da sempre affascinata da dinamiche geopolitiche e per tale motivo lettrice di saggi di politologia e politica internazionale.
Il Docente citava il romanzo in ciascuna delle sue lezioni; non avevo sufficienti conoscenze per intervenire in maniera autorevole. Acquisto il romanzo e con timore e discrezione ne rimando a data da destinarsi la lettura come se all’interno fosse contenuto materiale infiammabile.
Fervente viaggiatrice, trascino il libro con me durante parecchi viaggi, ovviamente preferisco il cartaceo perché non riesco ad immaginare il non avere rapporto con le pagine nel senso materiale del termine, sviluppa l’intelligenza sequenziale, dicono gli Specialisti dell’apprendimento.
Il romanzo viaggia con me, il libro si sgualcisce ma non ho il coraggio di aprirlo.
Voglio rimandare ancora il gusto della sorpresa e il godimento del racconto che già intuisco.
Il Ponte è il vero protagonista del romanzo; su di esso sono scorsi secoli di storia.

In Bosnia, alla confluenza di due Mondi, quello Cristiano e quello Musulmano, sorge Višegrad, da sempre città di incontro tra etnie e culture diverse. Qui nel ‘500 il Visir Mohamed Pascià volle costruire un ponte simbolo dell’oppressione perché costruito grazie alla fatica e al sacrificio di molti Cristiani.
Il ponte separava due Mondi ma aggregava la città e due popoli che convivevano gli uni accanto agli altri, stringevano amicizia, si tolleravano e talvolta si discriminavano vicendevolmente. Tutto nel corso di 5 secoli di storia dove i grandi eventi si ripercuotevano nella vita delle due Comunità .
Il ponte diventa il cuore pulsante della cittadina di Višegrad, un luogo d’incontro, mercato, passeggio e scambio per generazioni di abitanti.
La convivenza etnica ritorna ad essere la vecchia grande questione: Intorno al ponte si intrecciano le vite di una comunità multietnica e multireligiosa composta da turchi (musulmani), serbi (cristiani ortodossi), ebrei e cattolici.
L’Autore intreccia tali grandi eventi quali l’ascesa e lo splendore dell’Impero Ottomano, con la quotidianità della Gente comune in uno spirito fiabesco, affascinante, avvincente e coinvolgente.
La Drina è la demarcazione con l’Impero Austro-Ungarico ma anche un micro-territorio che vede la commistione e la fusione di due universi contrapposti.
Entrambi vittime e carnefici, vincitori e vinti, conquistatori e conquistati.
Il Ponte, così come lo “Stari Most”, splendida costruzione di Solimano il Magnifico, esempio grandioso di architettura ottomana, è per me meta agognata di un viaggio progettato quasi nelle sensazioni e nelle emozioni.
Un luogo nostalgico, romantico e dal sapore struggente. Un paesaggio scenografico dove si fondono natura e cultura, arte e storia; dove ogni pietra trasuda il ricordo e fa si che la storia, per chi volesse trarre ancora una lezione da essa, ci pone interrogativi e ci fornisce altrettante risposte su come tali due opposti Mondi possono coesistere ma non fondersi.

Il romanzo non è solo un capolavoro letterario e il Ponte non collegava solo due sponde della Drina a Visegrad, collegava l’Oriente ottomano e l’Occidente Cristiano.
La tematica è più che mai attuale:
Ivo Andric nasce in quella terra tormentata da secoli…, Bosniaco ma di nazionalità Serba, quando tutto era già Jugoslavia, un tempo Impero Austo-Ungarico , poi Regno Serbo-Croato.
L’Autore ci aveva già raccontato tutto quanto ai giorni nostri è questione ampiamente dibattuta e di rilevanza internazionale.
Leggere il romanzo adesso è godere e apprezzare una grande opera ma nel contempo accogliere una grande lezione.
Maria Caruso
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