La mia quarta opera letteraria Creature perseguiate, novelle in versi sugli animali maltrattati è figlia di rabbia ed indignazione ed è stata la mia risposta letteraria ad un grave torto della vita che nulla ha a che fare con la Sclerosi multipla. Unico testimone e confidente il mio adorato Birillo.
La rabbia ha indossato i panni della poesia.
Non spetta a me dire se questo lungo lavoro è riuscito, ci ho creduto e ci ho provato. Quando, dodici anni fa mi sono imbarcata nell’impresa non ero certa di completarla, è stata una sfida quotidiana. Scrivo versi da trentaquattro anni e la poesia è mia fedele compagna di vita. Non mi ha abbandonato neppure nei momenti difficili, è scesa con me nei tanti inferni che la vita, a tradimento, mi ha spalancato davanti ed è la sola voce che non voglio perdere nonostante la malattia mi stia rubando tanto.
In questo libro ho trasfuso l’amore per il mio bellissimo gatto Birillo, le mie convinzioni ambientaliste ed animaliste, la mia scelta vegetariana che ha a sua volta coinvolto le scelte cosmetiche e di moda, il mio no alla vivisezione poiché credo che siamo parte di un tutto più grande da rispettare, ma troppo spesso lo dimentichiamo e ci sentiamo padroni del mondo.
Esseri eletti che possono fare delle altre creature quello che vogliono.
Il primo racconto, Creature perseguitate, che da il titolo al libro, è ambientato ad Avigliano (Potenza). Essere foca è ambientato in Canada, e racconta la crudele caccia ai cuccioli beffardamente consumata ogni anno in primavera nella stagione in cui la natura nasce a nuova vita e per molti animali si consuma la stagione degli amori. Un massacro crudele poiché le vittime sono piccoli di pochi giorni scuoiati vivi sotto gli occhi delle madri. La scrittura di questo racconto ha richiesto due anni. Abbandono è la storia di una cagnolina che facevo mangiare, Una strana ed insolita amicizia è la storia vera di un’orca del Canada, cui ho aggiunto episodi di caccia alle balene, Amore eterno, un lavoro inventato su un nibbio curato al centro recupero animali selvatici del WWF di Pignola e rimesso in libertà, Mamma Sissi è la storia fantastica di un allevamento per la produzione del prosciutto di Parma denunciato dalla Lav per maltrattamenti, Le pecore della Val d’Agri la storia di pecore della Valle dell’Agri vittime del disastro ambientale causato da illegali sversamenti di petrolio, Diritto alla vita la storia vera di alcuni elefanti del Sud Africa, Nati per morire, la vita di piccoli sacrificati ad una indegna tradizione religiosa, e in Fratelli, ambientata al Polo Nord, affronto il tema degli effetti dei cambiamenti climatici nelle aree periferiche del pianeta. Questo racconto doveva concludersi tragicamente, con la morte dei protagonisti, ma mentre lo scrivevo mi sono affezionata a Remo e Livio ed ho deciso di cambiare il finale.
Ho scelto i nomi con la stessa attenzione con cui ho curato i versi, affinché fossero un messaggio ed è questo il motivo della prevalenza di nomi mitologici, inoltre sono consapevole della tragicità dei racconti; tuttavia, volendo denunciare maltrattamenti e crudeltà era inevitabile.
Possono sembrare novelle figlie delle tragedie greche ed infatti le ho vissute con dolore, una sofferenza verso la catarsi; una necessità per mostrare indicibili crudeltà e riempire di un senso parziale, personale, letterario la crudeltà che mi è crollata addosso tanti anni fa.
Molte sono novelle senza speranza e possono scoraggiare il lettore, ma le vicissitudini della vita mi hanno indotto ad usare la mia penna come un’arma per denunciare la crudeltà dell’uomo verso i propri simili, gli animali, le piante. Ad un certo punto della mia carriera letteraria, forse perché imbevuta di letteratura, mi sono chiesta dove stavo andando, non ero soddisfatta della mia scrittura ed all’improvviso una tempesta ha sconvolto la mia vita. Ci sono voluti anni non per dimenticare, ma per elaborare la sofisticata risposta poetica di queste novelle. Ho dato veste elegante a quella bufera ed ho trovato la mia strada poetica ed umana.
Il titolo racchiude la natura profonda di questo libro; la sua veste contenutistica, linguistica, stilistica. Ho scelto i versi per padronanza di stile, immediatezza, contrazione narrativa; in merito alle scelte linguistiche sono ricercate, potrebbe dirsi auliche perché nutro l’illusione di contribuire alla salvezza dell’italiano e perché esistono parole cadute in disuso che conservano l’immediatezza comunicativa del latino.
Ho delle rubriche dove annoto le parole sconosciute, ma intense dei poeti che leggo, quando ho bisogno, anche per ragioni metriche, di sintesi ed immediatezza cerco nelle rubriche.
Nella composizione delle novelle mi sono ispirata a Dante Alighieri per i versi, sono tutti endecasillabi senza rime che però rispettano la regola della cesura fissa o in quinta o in settima posizione, ed a Giovanni Verga per la costruzione narrativa in terza persona e per la scelta di narrare attraverso i fatti.
Il titolo doveva essere Il ponte dell’arcobaleno ed i racconti venti, ma riflettendo con l’editore abbiamo scelto l’attuale titolo, che trasmette il messaggio profondo del libro con immediatezza, e dieci racconti, con il proposito di pubblicare le altre storie in seguito. Il Ponte dell’arcobaleno alludeva nel titolo ad una leggenda degli indigeni d’America che narra la sorte ultraterrena degli animali. Con il mio Birillo ho convissuto sedici splendidi anni, lui per me è stato come un figlio, sogno di rivederlo nella prossima vita. La leggenda narra che tra la terra ed il cielo esiste un ponte, il ponte dell’arcobaleno e quando moriamo i nostri amici ci corrono incontro.
Io sogno di rivedere il mio Birillo e di mangiarmelo di baci.
Il suo spirito abita questo libro. Nessun racconto parla di lui, ma vive nel cuore, nell’anima e nei comportamenti di tanti personaggi.
I primi racconti che ho scelto di non pubblicare sono nati tra il 1994 ed il 1995; il proposito di fare della mia penna un’arma è divenuto scelta consapevole nel 2009.
È capitata una coincidenza, quell’anno è stato celebrato il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino ed ho letto La gatta di Varsavia, un libro che racconta la storia dei paesi dell’Europa dell’Est attraverso storie di animali; tra i racconti quello di un orso della Bulgaria impiegato in spettacoli da circo da cui è nata la storia di Teodoro il danzatore, che pubblicherò in una futura opera, e sempre quell’anno mi sono casualmente imbattuta in Storia vera di una foca e la presente opera ha iniziato a prendere forma.
L’idea non era di comporre ventiquattro racconti, ma completata una parte del lavoro, è accaduto che una delle due cagnoline che vivevano davanti al portone, Sascia, è morta tragicamente ed allora le ho dedicato un racconto e poi, un po’ per caso un po’ pensando ai maltrattamenti di cui avevo letto nei libri consulti ho scritto le altre novelle. Autori di riferimento Peter Singer e Tom Regan, considerati i padri del pensiero animalista. Le loro denunce si sono fatte personaggi, racconti, poesia, tuttavia ho anche raggiunto la consapevolezza che parlare di “animalismo” è riduttivo poiché l’anima del mondo è nella vita degli uomini, degli animali, delle piante, in tutta la vita che ci circonda.
Creature perseguitate è un lavoro di fantasia costruito sulla realtà, la vita umana, animale, vegetale è una goccia della vita dell’Universo.
Maiali e pecore hanno casa in questo libro, in realtà tra i racconti di prossima pubblicazione c’è Storia di Isabella, novella sulla triste, breve e dolorosa vita di una gallina allevata in gabbia. Tutti animali considerati da noi eletti stupidi e sporchi, oggetto di confronti degradanti; ma in verità creature di Dio come il nobile leone, come gli esseri umani.
Ho raccolto informazioni di cronaca e notizie su vita, abitudini, ambienti ed ho liberato l’immaginazione. Forse alcuni racconti possono apparire troppo sciolti, ma ho esercitato la mia libertà creativa sempre con il proposito di dare voce maggiore ai protagonisti. Non è stato semplice entrare nel corpo e nella mente di animali mai visti, e forse, a volte c’è un eccesso di umanizzazione, ma il dolore ed il diritto alla vita, a mio giudizio, non fanno differenza fra esseri umani ed animali.
Rispettare il mondo vegetale ed animale è un dovere di tutti, atei, agnostici, uomini di fede, cui spetta non tradire il dettato biblico.
È un dovere umano non provocare e non ignorare il dolore e le sofferenze di quegli esseri che il Signore, forse in un eccesso di ottimismo nel buon cuore degli uomini, ha messo sotto di noi.
Carmen Lucia

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