Formarsi allo studio della filosofia non è solo studiare la storia del pensiero filosofico. Certamente dedicarsi a comprendere le teorie, i sistemi, le visioni del mondo dei grandi filosofi forma la nostra mente, soprattutto se in questo sudato studiare riusciamo a leggere la densità del pensiero e i nessi e le differenze tra gli autori nel loro profondo e a volte incerto cammino di ricerca.

Filosofia è però innanzitutto un verbo prima che un sostantivo: filosofare, un abito mentale, che si esprime nella interrogazione del mondo come appare, nella costante ricerca di senso per ogni cosa che facciamo, nella passione per i saperi. Capirsi, capire e leggere dentro le cose.

Filosofare ti aiuta a costruire un rapporto diverso con la realtà, spingendoti al di là di ogni apparenza, oltre la superficie, a vedere dove altri non vedono: una forma mentis e un approccio metodologico e sistemico che ti consentono di affrontare la complessità, l’impermanenza e la “liquidità” del mondo contemporaneo.

La cultura anglosassone lo chiama “Mindset”, intendendo un abito mentale che se da una parte ti allarga la visione del mondo e ti apre a ogni possibile diversa prospettiva, dall’altra, sul piano della prassi ti abilita meglio e più di ogni disciplina specialistica a comprendere le dinamiche non lineari, a risolvere problemi e a prendere decisioni. In una parola: a gestire persone e organizzazioni.
Per questo, a mio parere e nella mia esperienza, abbracciare lo studio della filosofia, che solo nell’opinione comune è privo di sbocchi pratici (salvo inseguire il miraggio dell’insegnamento scolastico o universitario), può invece contribuire a fornire una marcia in più, sia per entrare nel mondo del lavoro, sia per rimanervi con successo. Chi proviene da questi studi, se scelti con consapevolezza e con la volontà di investire sulla propria crescita personale, sviluppa infatti doti di comunicazione, di relazione, di analisi critica, di visione sistemica, di intelligenza del contesto, di leadership personale come attitudine al dialogo, al divenire autentici e alla continua crescita personale. È poco?

Si tratta di essenziali (e rare) competenze di intelligenza emotiva e di pensiero strategico, indispensabili oggi non solo per lavorare e competere nelle organizzazioni che navigano nel mare turbolento dei sempre più veloci cicli della trasformazione del mondo, ma anche per saper cooperare e co-evolversi con i sistemi di Intelligenza Artificiale di cui non potremo fare a meno in qualunque contesto saremo chiamati ad operare.

Francesco Donato Perillo

Docente di Persone, Macchine e Organizzazione nella Trasformazione digitale

Università Suor Orsola Benincasa Napoli

Condividi

Comments are closed