Per EudAnima. Il colporteur di Glaukopis, abbiamo intervistato Lilla Anagni
Di Alessandro Buscemi
Lilla Anagni è nata a Messina, ma da circa venti anni vive a Ragusa. È Laureata in Lettere Moderne. Insegna Italiano e Latino al Liceo Scientifico di Ragusa. In famiglia viene definita Lettrice patologica a causa di un virus che prova a trasmette quotidianamente quando presta servizio a scuola e per espletare le sue importanti attività extrascolastiche: la passione per la lettura che nutre sin dalla sua infanzia. E’ la creatrice del blog: www.lillalibri.it È un membro della giuria del premio letterario Vecchiato. Ha un forte senso civico che la spinge a profondere un impegno sociale. Ha pubblicato un romanzo, ma anche un saggio e alcuni racconti.

DOMANDA: La lettura si annovera tra le tue passioni più grandi, quando hai iniziato a godere del tempo vissuto in compagnia di un libro aperto? Quali sono i generi letterari che prediligi?
RISPOSTA: Ho iniziato a leggera da piccola, quando frequentavo la scuola elementare. Mentre tornavamo da scuola, con la mamma ci fermavamo all’edicola e acquistavamo “Il corriere dei piccoli”. Per la prima comunione, frequentavo la terza elementare, ricevetti in regalo “Alice nel paese delle meraviglie. La gioia del tempo trascorso in compagnia di un libro, però, è iniziata quando negli anni della scuola media ho iniziato a leggere “Piccole donne”, sognando con Jo e come Jo. Oggi mi spazio tra narrativa, poesia e saggi: da George Simenon a Philip Roth, da Carrère a Dostoevskij… Al momento, sto rileggendo “Il maestro e Margherita” di Bulgakov ed ho appena completato “La serenata del ciclone” di Romana Petri. Per quanto riguarda i saggi, preferisco, considerata la mia formazione, quelli storici o antropologici.
D: Sei molto impegna in attività relative alla socializzazione e diffusione della lettura, quali sono le iniziativeche hai intrapreso? Hai in programma qualche iniziativa futura finalizzata ad aumentare il numero deilettori?
R: Leggere ci porta a isolarci dagli altri, per godere a pieno della compagnia dei personaggi dei libri. Ma la lettura ha un risvolto sociale, va condivisa. Vanno condivise le emozioni che un buon libro suscita in noi. La mia professione mi permette di farlo ogni giorno, insegnando letteratura. Inoltre, vengo sempre coinvolta nelle presentazioni di libri, organizzate dai librai o in occasione di rassegne. Utilizzo molto i social per “raccontare” le mie letture e, spesso, vengo contattata privatamente da lettori che chiedono suggerimenti.

D: Hai dato vita a un blog: www.lillalibri.it, sei l’unica curatrice oppure hai anche dei collaboratori? In cosa consiste il tuo Blog?
R: Curo personalmente il mio blog che non riesce a stare al passo con i miei ritmi di lettore. Il lavoro, la scrittura, la vita privata non sempre mi consentono di avere il tempo sufficiente per aggiornarlo e stare al passo con le mie letture.
D: Tu sei dotata di un grande senso civico e attualmente ricopri il ruolo di Presidente del Movimento civico Ragusa Prossima. Quali sono le finalità del Movimento? Quali iniziative sono state intraprese?
R: Il Movimento, che vanta un’attività quasi ventennale, ha come obiettivo quello di andare al cuore della Democrazia, soprattutto in un momento storico in cui questa è in difficoltà. Fonda le proprie radici sul civismo e sulla politica di prossimità per individuare il percorso che porti ad uno sviluppo più umano e felice e non lasciare indietro nessuno. Negli anni abbiamo organizzato dei momenti di incontro e confronto su tematiche che riteniamo fondamentali: quali l’emergenza educativa, le problematiche giovanili, la restanza… Argomenti che sembrano emergere, dopo il referendum di marzo, anche a livello nazionale, ma su cui il nostro movimento si confronta da tempo. In particolare, consideriamo la restanza un’opportunità per i giovani che intendono contribuire alla crescita della terra dove sono nati e cresciuti.

D: Hai conseguito una laurea in Lettere Moderne con una tesi sull’attività politica di Caterina Benincasa. Santa Caterina da Siena imparò a leggere e scrivere molto tardi, ma ebbe modo di scrivere nella sua vita alcune lettere molto incisive, al punto da essere definita da Papa Paolo VI politica sui generis, cosa ti ha spinto a scegliere questo argomento per la tua tesi di laurea?
R: Quando dovevamo individuare l’argomento della tesi ho chiesto al Professore di studiare una figura femminile. Lui mi propose Caterina Benincasa per saldare il debito che aveva con il suo maestro, il professore Eugenio Dupré Theseider, studioso di Caterina e autore dell’edizione critica dell’epistolario della Santa. Lettere che lei dettava ai suoi “discepoli” e indirizzate a papi, personaggi politici, pericolosi capitani di ventura, a cui si rivolgeva in maniera diretta e decisa. Caterina è stata una donna di grande forza morale, determinata e coraggiosa, temuta dal proprio ordine al punto che le misero accanto Frate Raimondo da Capua che divenne il suo confessore e fu rapito dal suo carisma.
D: Le donne spesso vivono delle ingiustizie legate a un patriarcato che si è radicato nel tempo, tu sei molto impegnata in iniziative legate alla questione femminile e al ruolo delle donne all’interno della società, donna si nasce o si diventa? Pensi che il femminismo sia un sistema utile e corretto per risolvere il problema?
R: Non parlerei di femminismo, termine che oggi potrebbe sembrare anacronistico. Piuttosto, preferirei parlare di “questione femminile”. Una questione ancora aperta e lontana dalla soluzione. Certamente, oggi molte donne ricoprono incarichi un tempo prerogativa tutta maschile, ma il solo sottolineare che una tal donna è stata chiamata a dirigere un ente o che è a capo di un’istituzione ci dice che si tratta di una eccezione. Quando sento parlare di quote rosa dico che mi sento protetta dal WWF sollevando l’ilarità, ma non tutti comprendono che si tratta di una provocazione. Se la presenza femminile deve essere imposta per legge, significa che la tanto sbandierata parità tra sessi è ancora un miraggio. Il patriarcato è, ahimé, una realtà di fatto. L’elenco dei femminicidi ne è la prova. Si tratta di un retaggio culturale fortemente radicato in donne e uomini. È inutile nascondersi basta considerare l’assenza di politiche che possano supportare le donne. Negli ultimi anni, infatti, sono state fatte scelte politiche discutibili e mortificanti che non si possono non leggere come frutto della volontà di limitare la presenza femminile, di circoscrivere il loro ruolo, di non lasciarle libere di scegliere della propria vita.

D: Virginia Woolf e Simone de Beauvoir, la prima, scrittrice inglese, l’altra, filosofa francese, hanno partorito il pensiero femminista, la Woolf pensava all’istruzione e all’autonomia economica della donna, la Beauvoir mirava alla libertà esistenziale della donna, a quale delle due pensatrici è più vicino il tuo pensiero?
R: Penso che siano complementari: la libertà esistenziale si può affermare soltanto se si possiedono un pensiero autonomo, alimentato dalla conoscenza, e l’indipendenza economica. Per secoli, le donne sono state prigioniere di matrimoni infelici perché private dei mezzi per potere vivere in maniera dignitosa. Alle mie studentesse dico sempre che bisogna affermarsi come donna, capace di badare a sé stessa, anche economicamente.
D: Tu sei impegnata in tante attività, e fra esse si annovera anche la scrittura, hai una stanza tutta per te come desiderava Virginia Woolf? Esiste un momento o un luogo in cui riesci a raggiungere maggiore concentrazione e ispirazione?
R: Ho uno studio che condivido con mio marito, ognuno ha la propria scrivana, il proprio PC… Spesso lavoriamo insieme, ma altrettanto spesso lo studio condiviso diventa la “stanza tutta per me” che non è solo un luogo fisico, ma anche mentale. Il romanzo che sto ultimando è stato scritto anche in aereo, in volo per New York, in camere d’albergo, in riva al mare, annotando, in quest’ultimo caso, velocemente degli appunti, …La mia scrittura, prima di occupare la pagina, nasce nella mente, quasi in maniera autonoma. Personaggi, situazioni trovano spazio tra i pensieri, mi accompagnano nelle ore della giornata. Ciò non significa che approdano sulla pagina così come si sono imposti, ma passando dal pensiero alla scrittura prendono corpo, si modificano, parlano la loro lingua e mi chiedono parole differenti rispetto a quelle già pensate. Insomma, la scrittura non è progetto sterile, che qualcuno vuole ridurre a mero tecnicismo, ma è un processo in divenire che si nutre di pensieri e di sé.

D: Nel 2024, con la casa editrice Leonida, hai pubblicato il romanzo Vittoria. Una vita da espiare, hai voluto scrivere questo romanzo per fornire uno strumento utile a garantire maggiore giustizia alle donne?
R: Ho iniziato a scrivere Vittoria. Una vita da espiare nei mesi di chiusura per il covid che ha dilatato le nostre giornate, regalandoci tanto tempo libero. Pur continuando a lavorare, attraverso la didattica a distanza, ho potuto dedicarmi alla scrittura ispirata dalle notizie che quotidianamente, oltre a riferire dei contagi, raccontavano della difficoltà di molte donne costrette a condividere la casa con uomini violenti.
Il romanzo è stato il frutto della rielaborazione, forse inconscia, di informazioni ascoltate dai notiziari, di testimonianze di donne ascoltate nel corso di incontri pubblici, di letture, di incontri fortuiti, racconti ascoltati nel tempo e, apparentemente dimenticati. Indubbiamente, un contributo è venuto anche dell’osservazione delle mie studentesse, della loro fragilità e della loro forza. Ho pensato soprattutto a loro, al loro bisogno di sentirsi grandi, apprezzate, cercate. Dei rischi cui vanno incontro, della difficoltà di affidarsi agli adulti che le porta a gestire da sole relazioni talora tossiche. Mi è capitato, infatti, che qualche studentessa mi confidasse delle difficoltà della compagna con il fidanzato, chiedendo aiuto per allontanarla da un ragazzo autoritario e prevaricatore, liberandola da una relazione malata.
D: Il tuo romanzo ha un incipit particolare e racconta una storia, ambientata in Sicilia, in cui emergono la violenza, l’abuso, le fughe e i ritorni, vuoi commentare la tua ultima fatica letteraria?
R: Il mio nome è Vittoria. Perché così decise mio padre. Il romanzo si apre in questo modo, con una reminiscenza letteraria, e lasciando intravedere uno scenario familiare che via via diventerà sempre più chiaro. Vittoria è, indubbiamente, un nome positivo, un nome che ricorda la regina inglese che ha segnato un’epoca. Potrebbe essere considerato un “nome parlante” e, in parte, lo è. La protagonista, infatti, lascerà la propria famiglia, riuscirà ad affermarsi professionalmente. Chi la conoscerà già adulta la vede come una donna indipendente, sola e, conseguentemente, libera. Di fatto, però, la sua vita è stata profondamente segnata dall’infanzia vissuta in una casa che avrebbe dovuta proteggerla, ma che, invece, le ha fatto conoscere la violenza e la prevaricazione, facendo maturare in lei la convinzione che l’amore può mortificare e uccidere i sogni. La mia idea era quella di raccontare come, e fino a che punto, la vita dei bambini che hanno vissuto in un ambiente familiare tossico possa essere compromessa. Vittoria è una di questi bambini, spettatrice di violenze che l’hanno segnata profondamente, condizionandone le scelte personali e professionali. Fino all’epilogo che spero i lettori vorranno scoprire.
D: Con il Racconto di Natale hai ottenuto il terzo posto partecipando al concorso Improvvisa…mente di Modica (Ragusa), altri scritti pubblicati in antologie e riviste ti hanno regalato soddisfazioni molto belle, vuoi ricordare queste pubblicazioni?
R: La mia prima pubblicazione è stata: Rosario Gregorio, storico del Medio Evo Siciliano, un estratto della mia tesi di dottorato accolto dalla rivista di storia e cultura “Mediterranei”. Di recente due miei racconti sono stati pubblicati in altrettante riviste. In particolare, Il coraggio di ricominciare, è rintracciabile in un volume monografico No alla violenza contro le donne della rivista Historica, mentre Arbeit macht frei, si trova nell’ antologia Zone di confine. Entrambi i testi hanno per protagoniste due donne, la prima vittima di una relazione tossica dalla quale riesce a fuggire, la seconda, invece, racconta di una donna dell’Est impegnata nelle serre, sfruttata dal datore di lavoro e picchiata dal marito.

D: Hai dei progetti futuri?
R: Conto, entro l’estate, di completare il romanzo che mi sta impegnando da quasi due anni e di iniziare unanuova avventura che mi auguro possa ottenere il consenso di molti, anche perché sto provando a sperimentare, a mettermi in gioco con maggiore libertà. Si vedrà.
Si ringrazia la Professoressa Lilla Anagni e le si augura un buon lavoro per i progetti futuri.
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